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RIFLESSIONI & NEWS
15 - Il successo di Berlusconi come successo comunicativo
Vorrei trattare di una mia teoria. Quella che vuole che si debba spiegare il successo avuto da Silvio Berlusconi come un successo profondamente legato a strutture proprie dei processi mediatici. Strutture profonde, di cui spesso la gente comune non ha sentore. Io personalmente studio scienze della comunicazione, anche se non ne sono un paladino o un profondo conoscitore. Ma ho imparato, in questi hanno di assimilazione culturale, che un prodotto mediatico ha delle strutture profonde che permettono ai creatori di portare letteralmente per mano il lector a parteggiare per un determinato protagonista, al di là del bene e del male, e delle iniziali opinioni morali e convincimenti personali dello stesso fruitore dell'opera.
In un film, ad esempio, non conta la corrispondenza tra le virtù del protagonista e i convincimenti individuali di chi lo vede: contano strutture profonde narrative, come afferma una certa scienza semiotica, che portano il protagonista ad essere il beniamino del pubblico, il quale è trascinato dagli eventi e dai suoi comportamenti in un percorso virtuoso dove egli esce premiato, esaltato, compreso e quindi alla fine amato.
Ecco perché anche in film dove il protagonista, l'eroe, è un violento e arrogante criminale (Scarface) oppure un boss mafioso, anche chi non è pregiudizialmente favorevole alla mafia (quanti lo sono di principio ?) in realtà si trova psicologicamente a prendere le parti, a difendere col pensiero, a tifare letteralmente per il medesimo. Perché non sono le virtù del protagonista che ce lo rendono amico, ma i percorsi narrativi scelti dallo sceneggiatore, dal regista, il carisma degli attori e in ultimo la qualità di questi fattori come opera definita e definitiva.
Perciò io ritengo che Silvio Berlusconi, nell'insieme mediatico dei suoi tre canali televisivi e dei suoi giornali, abbia svolto la parte del beniamino del pubblico casalingo per motivi che affondano le loro radici nei meccanismi persuasivi psicocomunicativi: egli è stato eletto, prima ancora che, nel 1994, parlamentare e poi Presidente del Consiglio, come beniamino del pubblico per via del suo impersonare il ruolo di 'eroe' mediatico, di uomo di buona volontà, di uomo capace e coraggioso, di affidabile. Il suo ruolo è stato da lui impersonato incastonandosi in una struttura narrativa, non di fiction, ma realmente assimilabile a quella che vuole il protagonista di un'opera mediatica come protagonista delle speranze, dei sogni, delle emozioni provate dalle persone comuni che seguono l'opera.
Il canovaccio è stato quello di predestinato a salvare l'Italia dal marciume politico dei suoi anni, a renderla economicamente forte, politicamente prestigiosa, emotivamente stabile. Il percorso narrativo è fatto di ore e ore di programmazione a senso unico in cui i dipendenti di Silvio Berlusconi, come Liguori, Fede ed altri hanno inviato precisi segnali su come interpretare fatti e dichiarazioni in un senso che personalmente ritengo unico e che alla fine hanno fatto del principale attore di questo percorso narrativo, Silvio Berlusconi, l'unica vera alternativa percepita nel profondo della psiche da milioni di italiani a una classe politica sentita altrimenti estranea, lontana, nemica. Come in ogni buon film magistralmente scritto, diretto ed interpretato.
Ovviamente adesso, qualunque cosa faccia il protagonista, sarà difficile vederlo come un Sollozzo qualunque... (vedere)
14 - C'è anonimo e anonimo
Un tizio mi scrive, senza firmarsi: "Con i siti web puoi anche lasciar stare!!! C'è già troppo schifo in giro!". Ebbene, a parte questo non ne ha visitato nessuno dei miei siti. E' andato alla pagina in cui vengono 'menzionati'. Ha quindi visitato solo questo di mio spazio Web. Ebbene se questo sito fa schifo, allora tu, anonimo, sei una bella persona ! E' evidente la contraddizione...
13 - Vincitore in un Concorso
Qui a casa abbiamo vinto un premio in un concorso organizzato da una catena di supermercati. E' un premio relativamente piccolo perciò non precipitatevi a chiedermi appartamenti in dono ! Al massimo riceveremo tra 60 giorni una macchina per il caffé. Comunque ciò mi dimostra, per esperienza diretta, che questi concorsi sono cose reali, e che il messaggio sms inviato con il cellulare non viene semplicemente cestinato. Sembra una cosa ovvia, ma non sempre la serietà delle aziende grandi io la darei per scontata. La bellezza del tutto è la sensazione che la vincita lascia dentro di sé: quella di aver vissuto un piccolissimo, semplice sogno che si trasforma in gioia concreta. Non è solo una questione materiale.
12 - I moralisti
In questi ultimi anni vi è stata una escalation di un facile moralismo in sede pubblica nel nostro paese, della tendenza cioé a giudicare moralmente le azioni altrui con severità alle volte estrema. Leggevo sul sito del quotidiano ilMessaggero del fenomeno della "sivergognite", dell'abitudine di apostrafare il prossimo in una discussione con un "si vergogni", piccolo male figlio del grande male dello pseudomoralismo, che io giudico ipocrita, del nostro tempo. Infatti se è vero l'allentamento dei valori sociali comuni, addirittura un loro dissolvimento, in virtù di una maggiore libertà individuale che deriva dall'individualismo di quest'epoca nei paesi occidentali, si potrebbe pensare che vi dovrebbe essere una maggiore tolleranza laddove molti comportamenti sono diffusi come scelte del singolo a dispetto della maggioranza. Ma il fatto che queste scelte spesso sono nascoste agli occhi degli altri, perché considerate comunque immorali o sconvenienti, se non illegali, porta a una maggiore tensione psicologica, dovuta alla nevrosi nella diffusione della conoscenza di comportamenti e pensieri ritenuti accettabili e la loro disapplicazione. Il singolo probabilmente si sente libero di poter fare come vuole dentro la sua coscienza, perché culturalmente siamo figli di rivoluzioni del pensiero in senso individualistico, appagante per il singolo, e il proprio gusto è diventato l'unico indice morale profondo di molti. Ma allo stesso tempo, conoscendo la verità sull'antisocialità di molte scelte individuali, si reagisce con l'allontanamento anche solo del pensiero sulle proprie mancanze, sul proprio debito sociale, e per acquisire punti agli occhi degli altri ci si innalza al moralismo più sfrenato. Abbiamo quindi politici che gridano allo scandalo nello schieramento avversario per un avviso di garanzia quando sostengono condannati per mafia nel loro, la più libertina delle showgirl che accusa gli uomini di pensare solo al sesso, l'opportunista disoccupato perché ladro che si indigna dello stipendio dei calciatori, l'evasore fiscale totale che accusa lo Stato per le troppe tasse, l'iscritta a Facebook che dichiara quotidianamente il cinismo di tutti gli uomini e le donne migliori dell'altro sesso dimostrandosi eticamente una nullità con le proprie amiche, in un crescendo quotidiano aggravato da anni di consumismo, arricchimento tentato o riuscito, furberie, reati che passano impuniti. L'ipocrisia sta nel fatto che da una parte vi è un personale lassismo etico nei propri confronti, al punto che, secondo me, quasi nessuno oggi come oggi si vergogna più di niente se non viene apertamente e pubblicamente addittato come certamente colpevole di una mancanza. Dall'altra parte vi è una eccessiva severità e un onnipresente moralismo nei propri discorsi, quando proprio una maggiore conoscenza dei fatti e degli altri permetterebbe di giudicare con il giusto peso torti e ragioni, colpe individuali e collettive. Un altro figlio di questo atteggiamento psicologico è il giustizialismo, quello per cui si metterebbe a morte, sul serio e non per sentimento, un essere umano per avere abbandonato un cane, a lavorare in miniera un'attrice perché troppo pagata, quando magari non si vuole riconoscere la semplice realtà che in ogni società viviamo di innumerevoli scorrettezze e privilegi sociali, grandi e piccoli, che sarebbe meglio culturalmente conoscere nel loro giusto peso, per evitarle e fare in modo che altri non le facciano, piuttosto che superficialmente condannarle con un'esagerata 'passione' per poi fare di molto peggio. Parlare del bene non è fare del bene. Perciò, per esempio, concludendo questa mia lunga riflessione, preferirei meno iscritti a gruppi di Facebook come 'uccidiamo chi abbandona gli animali' (è un esempio inventato ma molto vicino ad un certo modo di 'ragionare') e più gesti concreti, come imparare e diffondere la cultura dell'amore per la natura, dell'ambiente, degli altri esseri viventi, insegnare con la propria comunicazione la gioia che può dare crescere un gatto, affinché nessuno o quasi si sbarazzi del proprio simpatico animaletto come fosse una vecchissima poltrona. Ed in tutto questo non voglio affermare alla fine che i moralisti di oggi siano peggio di quelli di ieri; vorrei solo ribadire come servirebbe più conoscere e comunicare, più difficile, che giudicare superficialmente ed in base a passioni ancestrali, per evitare di mandare al potere l'ignoranza e l'istinto, proprio i genitori di quelle mostruosità che la morale dovrebbe combattere e vincere, una volta per tutte.
11 - Roberto versione fotografo amatoriale
Il mio amico fotografo Paolo Fusacchia, grande fotografo naturalista italiano, mi ha detto che ho la capacità, quando fotografo, di scegliere un buon punto di vista, in modo tale che alla fine quello che inquadro risultata geometricamente ben 'tagliato', diciamo. Sarà questo che ha portato una rivista che parlava di Ceccano a scegliere delle mie foto per un servizio sulla cittadina ciociara dove abito. Le foto originali le potete vedere in questa serie di immagini.
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