Senza certezza della pena, senza Giustizia – Riflessioni

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In Italia abbiamo un ordinamento che prevede come in tutti i Paesi cosidetti civili, pene precise, quantificate e quantificabili, per i vari reati.
Una delle massime espressioni dello Stato è proprio il comminare la giusta pena per un preciso reato. Senza questa proporzione, non vi è Giustizia ergo non vi è Stato.

Ora ciò che sta dissolvendo la fiducia nello Stato da parte dei suoi cittadini, in questi ultimi decenni, è quella sorta di impunità implicita che stanno godendo a vario titolo sempre più imputati celebri o eccellenti, o semplicemente finiti in casi famosi di cronaca.

Gli italiani notano sempre con le medesime delusione e sorpresa che un crimine non è certo che trovi pena adeguata.
Non a caso la scritta nei tribunali “la legge è uguale per tutti” suona beffarda.
Non a caso l’immagine-simbolo di questo post è il caso Marta Russo: studentessa, viene raggiunta da un proiettile alla testa vicino alla Facoltà di Giurisprudenza, all’interno della cittadella universitaria della Sapienza di Roma. Colpo che la uccise.
Il processo stabilì che, ‘colposamente‘, Giovanni Scattone, assistente universitario del prof. Bruno Romano, aveva sparato e ucciso la 22enne studentessa della Sapienza.

Mi chiedo: è possibile che senza volerlo Giovanni Scattone prese e portò una pistola presso l’Ateneo e che, senza volerlo, sparando, centrò in testa una studentessa che non era neanche presente nell’edificio ? Senza volerlo ?

Non un magistrato, un giurista, un avvocato, un laureato in scienze giuridiche. Ma un semplice cittadino senziente, come me, può pensare che la situazione fa piuttosto pensare ad una volontà di uccidere, data l’arma, la distanza, la mancanza di necessità di maneggiare la pistola, il risultato del colpo esploso.

Quanti omicidi colposi costellano la storia di questa legge uguale per tutti. La stessa legge che condanna severamente altri per omicidio volontario ? Partendo da singoli casi, si può ricostruire un quadro generale: non vi è certezza della pena, perché non è possibile prevedere se compiendo un reato, esso venga conosciuto, accertato, provato, punito. E non è nemmeno possibile sapere se la pena prevista venga scontata integralmente.

Potrei essere ucciso da un colpo di pistola esploso da un finestra e nessuno verrebbe condannato per omicidio volontario, perché si parlerebbe della molto meno grave colpa non volontaria.

Questo è il problema: se lo Stato non agisce severamente contro i reati più gravi, permette implicitamente che se ne possano compiere altri. Lo Stato viene meno alla funzione che gli assegnava il filosofo Thomas Hobbes, quella di evitare l’uomo belva, che uccide selvaggiamente il suo prossimo in preda agli istinti e agli interessi da lupo contro lupo.

Lo Stato così esiste come virtualità, ma si dissolve come pratica quotidiana. Esso esiste, ma non ha consistenza, se non paradossalmente, per esempio, in un suicidio provocato da una cartella Equitalia per grossi debiti.

Lo Stato nell’essere severo ed in maniera giusta, permette che non si debba avere paura di chi infrange le sue regole.