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Introduzione al mio Libro “Propaganda”

L’opera che ho scritto parte da un’idea di fondo: che gli odierni mezzi di comunicazione di massa, dietro un’etica pubblica ed una deontologia apparentemente accettabili, nascondano interessi eterogenei per la persuasione e la manipolazione dei loro pubblici di riferimento. Dopo un inquadramento storico dei principali mass-media, il libro analizza gli stessi come parte della società in cui operano. Vengono poi affrontate tematiche come: l’incidenza della proprietà dei media sulla loro trasparenza nei confronti del pubblico, le teorie della comunicazione di massa, la manipolazione insita nei contenuti.
Nel testo passo in rassegna, inoltre, gli assunti di alcuni teorici della comunicazione che hanno lasciato il segno nel criticare i meccanismi mediatici nelle democrazie occidentali: il linguista americano Noam Chomsky, e gli studiosi della cosidetta Scuola di Francoforte, soffermandosi per questi ultimi sul concetto di industria culturale. Esempio lampante di manipolazione di massa è la propaganda nazista, che affronto senza facili moralismi nella parte finale del libro.
Nel momento in cui scrivo, l’Italia è pervasa dalla paura e dall’insicurezza, derivanti da una stagnazione economica dopo anni di forte crisi, da massiccia immigrazione che mette in dubbio i valori antropologici del nostro popolo e contribuisce a ridefinirli, da una presenza nella Unione Europea vista come soffocante e stagnante, e non in ultimo da un forte timore derivante dal terrorismo globale. In questo clima non felicissimo parlare di problemi causati dai mass-media, dalla TV, può sembrare fuorviante, persino assurdo. Ma la necessità di ragionare, di capire, di conoscere non è mai fuori posto. Comprendere se e come i massmedia influenzino oltre il voluto e il dovuto la nostra vita, se l’informazione non sia un semplice riportare i fatti ma creare visioni del mondo, che determinano poi l’agire dei popoli, non è solo una mia scelta, ma un  dovere-diritto di ogni cittadino che si ritiene libero.

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Riflessioni – Il servilismo imbarazzante del giornalismo italiano

Il servilismo imbarazzante del giornalismo italiano

Sicuramente ci sono coloro, tra i giornalisti del nostro Paese, che hanno una forte componente etica ed ideale nel loro lavoro. Che vedono come sacro il rispetto di tutti quei valori che il giornalismo vorrebbe salvaguardare nel praticare l’informazione.

Ma l’esperienza di 40 anni di lettura, commento, confronto, studio (sono laureato in Scienze della Comunicazione e mi interesso di sociologia) di lavori giornalistici, mi hanno portato a pensare che ciò che è al di sopra di ogni altra cosa, per il nostro giornalismo è la linea politica ed economica dell’editore.

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Riflessioni – Il cinismo che noi vediamo

Barbara D'Urso

Possiamo assistere impotenti, noi che lo notiamo, ad un evidente eccesso di cinismo da parte dei media, della classe politica: da una parte persone che seguono solo la TV, spesso non molto raffinate nella mente e nei ragionamenti. Dall’altra abili anchor men ed anchor women, e non ultimi spregiudicati e pregiudicati uomini e donne politici, che inferiscono sull’ingenuità dei primi con promesse, atteggiamenti, dichiarazioni che sono al limite dell’assurdo per chi sta nel mezzo, noi.

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